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Epigenetica e alimentazione: il libro di Giorgia Gandolfi
Notizie 02 Dicembre 2021

Epigenetica e alimentazione: il libro di Giorgia Gandolfi

È uscito il libro della dottoressa Giorgia Gandolfi, "Perché i nostri geni non sono una condanna" (Terra Nuova Edizioni), un lavoro completo, documentato e chiaro sull'impatto che l'alimentazione e gli stili di vita hanno sulla nostra salute.

Siamo ciò che mangiamo, ormai tutti conoscono questa affermazione, e le evidenze scientifiche hanno appurato che è effettivamente così: il cibo che scegliamo di portare sulle nostre tavole può fare la differenza per la nostra salute e il nostro benessere. Ma forse pochi sanno “come” questo avviene, cioè la potente azione che gli alimenti, nella loro complessità, possono avere sul nostro patrimonio genetico. Si chiama “azione epigenetica”, cioè la capacità che qualcosa dall’esterno possa influenzare l’espressione dei nostri geni per condurci in una direzione o in un’altra. Ad avere questa capacità non è solo il cibo che mangiamo, ma anche alcuni aspetti importanti delle nostre abitudini di vita.

A studiare da diversi anni questa tematica è la dottoressa Giorgia Gandolfi, naturopata, laureata in scienze dell’alimentazione e autrice del libro I nostri geni non sono una condanna. La rivoluzione epigenetica: come vivere sani e più a lungo (Terra Nuova Edizioni), doe ha condensato la sua esperienza, le conoscenze e le sue competenze.

La dottoressa Gandolfi ha inoltre messo le sue competenze e conoscenze anche in un progetto che l’ha portata a curare la preparazione e la distribuzione di prodotti alimentari dall’elevato profilo salutistico; tiene inoltre incontri, seminari, conferenze e corsi in materia di salute e cucina sana, abbinando la conoscenza degli aspetti delle medicine tradizionali e della fitoterapia con le più aggiornate evidenze scientifiche.

Dottoressa Gandolfi, nel suo libro parla diffusamente dei meccanismi con cui l’alimentazione agisce e influisce sul nostro codice genetico e quindi sulla nostra salute. Ce li spieghi.

«Ci nutriamo per ottenere dal cibo il carburante che serve al nostro organismo affinché siano garantite tutte le funzioni vitali, ma non è sufficiente assumere le macromolecole costituite da zuccheri, proteine e grassi. Abbiamo anche bisogno, benché in minore quantità, di sostanze che ci forniscono supporti essenziali, come vitamine, minerali, enzimi, sostanze fitochimiche, che possiamo ottenere soprattutto dal cibo fresco; si tratta di indispensabili cofattori per le reazioni biochimiche che avvengono al ritmo di migliaia e migliaia al secondo nel nostro corpo. Sono appunto effetti epigenetici, cioè queste sostanze vanno a modulare particolari enzimi, che si chiamano HDAC, che regolano il modo in cui la doppia elica di Dna è superavvolta intorno agli istoni. In parole semplici, immaginate il Dna come un filo avvolto su se stesso nonché avvolto intorno a questi istoni, come fossero bobine. Finché è avvolto è silenziato, i geni non si esprimono; quando invece il Dna si srotola, si apre l’accesso ai nostri geni che, proprio grazie agli enzimi HDAC, possono ottenere le istruzioni per esprimersi. Il cibo ha l’effetto di regolare l’espressione e la produzione di questi enzimi. L’obiettivo di una sana alimentazione è quello di ottimizzare quanto di positivo abbiamo impresso nel nostro patrimonio genetico e di limitare invece la slatentizzazione delle predisposizioni sfavorevoli che i nostri genitori ci hanno trasmesso. Il più importante mediatore dell’azione del cibo sui geni è il microbiota intestinale, cioè l’insieme della comunità microbica che vive nel nostro intestino: è in grado di regolare la funzione degli enzimi in chiave epigenetica».

Al di là delle raccomandazioni generiche per una corretta e variata alimentazione, come possiamo concretamente modulare le nostre scelte alimentari per prevenire le patologie croniche che affliggono numeri così alti di persone?

«Le malattie cronico-degenerative e autoimmuni hanno in comune una condizione di infiammazione cronica di basso grado, che può essere causata non solo da abitudini alimentari errate ma anche da stili di vita poco sani. Spesso è indotta da un eccesso di peso corporeo, soprattutto localizzato a livello addominale, benché anche soggetti magri possano essere infiammati. Ciò che va evitato è l’esposizione a fattori che portano a questa eccessiva infiammazione prolungata, cioè mangiare in eccesso con un apporto calorico maggiore rispetto al dispendio che abbiamo e avere una vita troppo sedentaria. Riguardo l’alimentazione, vanno evitati il più possibile i carboidrati raffinati, sia sotto forma di zuccheri che come prodotti a base di farine raffinate, che alzano la glicemia e possono nel tempo generare disturbi nel metabolismo degli zuccheri con insulinoresistenza. Questo stato va anche a influire sulla quantità e la tipologia dei grassi nel sangue, quindi colesterolo e trigliceridi. Uno stato infiammatorio prolungato porta inoltre a danni vascolari e ad alterazione nella risposta immunitaria, con possibilità di insorgenza di malattie autoimmuni. Anche con le proteine animali non bisogna eccedere, poiché si rischi di alterare significativamente il microbiota intestinale in una direzione patogena e putrefattiva. Bene invece l’aumento del consumo di legumi, che sono proteine vegetali ricche di fibre».

Quanto è importante, epigeneticamente parlando, la qualità degli alimenti, cioè il fatto che siano privi di residui chimici, quindi biologici, biodinamici o comunque affidabilmente prodotti in modo naturale?
«È importante in quanto i pesticidi o i fitofarmaci in genere hanno un effetto tossico sull’organismo e sovraccaricano i nostri sistemi disintossicanti. Ci sono anche interferenti endocrini che possono provocare disfunzione ormonali e infiammazione e favorire quindi i disturbi autoimmuni, per esempio alla tiroide. Non dimentichiamo inoltre che i fitofarmaci si aggrappano alle fibre e quindi, se si vuole consumare frutta, verdura o cereali e legumi integri ma convenzionali, è bene consumarli senza buccia perché lì si concentrano i residui chimici. La cosa migliore è privilegiare alimenti biologici e coltivati con metodi naturali e consumarli con la buccia o la parte esterna ricca di fibre, facciamo un doppio regalo al nostro organismo».

Quanto è importante dunque, sempre epigeneticamente parlando, avere un'alimentazione ricca di fibre, quindi privilegiare alimenti integri e integrali?
«Qui sta la parte cruciale dell’alimentazione e la carenza di fibre pare avere un ruolo importantissimo nella esplosione delle malattie cronico degenerative. Pare proprio che il passaggio dalla civiltà rurale a quella urbana, con il cambio di abitudini alimentari che ha indotto, abbia causato una diminuzione del 90% nel consumo di fibre vegetali e un aumento di quattro volte delle calorie provenienti da fonti animali e zuccheri raffinati. Di conseguenza è anche aumentata la durata del transito intestinale delle scorie di cinque volte. Questo pare essere uno dei motivi principali del dilagare di certe malattie. Le fibre sono il cibo preferito e più nutriente del nostro microbiota intestinale, che nutrendosi di esse si mantiene in equilibro, poiché permettono una preponderanza di specie microbiche benefiche rispetto a quelle patogene. In caso di carenza di fibre si va incontro a disbiosi intestinale e alterazione microbica, con induzione di infiammazione cronica».

Oltre all'alimentazione, quali altri aspetti dello stile di vita sono importanti per l'impatto epigenetico?
«Senza dubbio l’attività fisica ha un forte impatto sulle complesse reti fisiologiche e metaboliche del nostro organismo, interessa cellule, sistemi e organi. Ha effetti benefici sull’espressione dei geni e sul sistema immunitario, stimola i fattori neurotrofici cerebrali, aiuta il buonumore, e agisce positivamente sul microbiota. Da evitare sarebbero il consumo di alcol (salvo qualche deroga ogni tanto) e il fumo, che impattano sulla metilazione dei geni. Anche gli inquinanti ambientali e lo stress possono indurre cambiamenti epigenetici. In conclusione, è ormai evidente che il modo in cui viviamo e mangiamo può evitare che i nostri geni esprimano la loro parte “peggiore”, per così dire, ci può garantire l’equilibrio che ci fa vivere e invecchiare in salute».

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